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Storia e trasformazioni del feudo di Santa Lucia a Siracusa

Siracusa (venerdì 19 aprile 2024) – Il feudo di Santa Lucia, situato all’esterno delle porte di Siracusa, è stato conferito a Tommaso Gargallo, marchese di Castellentini, il 31 marzo 1808. Questa proprietà, originariamente chiamata in modi diversi, emerge storicamente come un’area non ben documentata eccetto per alcune citazioni legate alla tonnara di Santa Panagia.

di Davide Lettera

Il passato di questa proprietà risale al 1140, quando il monastero di Santa Lucia “fuori le mura” fu donato da Adelasia, nipote del Conte Ruggero d’Altavilla, alla chiesa di Cefalù. L’eredità del monastero e delle sue terre fu contesa per secoli, cambiando gestione dalle mani di regnanti come Federico II e Manfredi fino a diventare parte del beneficio dei vescovi di Siracusa nel XIV secolo.

La disputa riguardante la proprietà si riaccende nel 1745 alla morte di Don Pietro Impellizzeri. Ignazio Gargallo e Sebastiano Landolina rivendicarono il beneficio, dando inizio a un lungo processo di rivendicazioni che culminò nella concessione del feudo di Santa Lucia a Ignazio Gargallo nel 1769.

All’inizio dell’Ottocento, la situazione evolvette quando Tommaso Gargallo, dopo aver ben operato presso la corte reale, richiese la concessione del feudo. Nel 1808, ricevette ufficialmente la terra, che allora era descritta come una “pietraia deserta” senza acqua né alberi. L’estensione e i confini di questo feudo furono definiti solo nel 1816, quando si segnalava che copriva oltre 500 ettari, estendendosi da diversi punti notevoli vicino a Siracusa fino al mare.

Nonostante i suoi inizi umili e la mancanza di confini chiari, il feudo di Santa Lucia si rivelò essere molto più che una semplice area sterile, diventando una parte significativa del patrimonio territoriale nei dintorni di Siracusa.

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Last modified: Aprile 19, 2024
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